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Dimissioni a difesa della mia diginità a Civitanova

Di tempo ne è passato da quando, solo in una stanza di casa, simulavo il menabò del giornale per il giorno dopo e redigevo articoli fittizi sulla mia squadra del cuore, la Roma, da impaginare dentro quella fredda gabbia schematica. Giornalismo e sport, ieri come oggi, un connubio imprescindibile della mia vita. E proprio per questo, del ruolo della stampa, ne ho fatto una missione sacrale da rispettare e onorare al meglio.

Non sopporto e non ho mai sopportato, il voler sottacere la verità di molti “colleghi” in nome di un tacito equilibrio professionale. Non sopporto e non ho mai sopportato il dover rendere conto a qualcuno, compromettendo definitivamente ogni centimetro di libertà. L’ho fatto sulla mia pelle, pagando personalmente ogni presa di posizione. Ma potendomi, il giorno dopo, guardarmi allo specchio senza sputarmi in faccia da solo. Ho sfidato l’urto ignorante di chi, dello sport, soprattutto del calcio, crede di capire tutto ma in realtà non ha mai capito niente. Ho sfidato le ira funeste di chi, credendosi padre e padrone, avrebbe voluto piegare la verità ai suoi squallidi giochetti di potere.

Io no, amici miei, io penso, scrivo e parlo avendo come unica stella cometa una sola parola: VERITA’.

Questo è per me il giornalismo, questo è per me il sacrosanto diritto di poter dire agli altri, con la coscienza pulita, che ebbene sì: AVEVO RAGIONE.

E intanto aspetto, paziente e calmo, sulla riva del fiume. Perchè il cadavere del nemico, prima o poi, dovrà passare davanti ai miei occhi.

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