La lettura e la storia sono sempre state due attività che mi hanno accompagnato nel percorso di vita. Una storia senza filtri, non partigiana, ma trasversale e di poli opposti, come giusto che sia per chi coltiva una sana passione per il passato.

E così, nei giorni scorsi, ho avuto modo di leggere approfonditamente, approfittando anche della zona rossa che ci costringe a casa da tempo, il Mein Kampf di Adolf Hitler. Una lettura propedeutica ad altre che andrà ad affrontare prossimamente, come la biografia dell’ex Primo Ministro Winston Churchill che giace già sulla mia scrivania in attesa di essere consumata.

Quello che mi ha colpito del Mein Kampf, al di là delle concezioni sulla razza e sui “nemici della Germania”, ben note a tutti e sulle quali non ha senso soffermarsi, è il perchè una così vasta opera, traboccante di odio e incitazione alla guerra, sia potuta passare in sordina nel 1923, quando fu scritta e poi in seguito pubblicata.

A tal riguardo ho trovato corretta e illuminante l’introduzione di Francesco Perfetti, storico italiano, che in pochi passi ha spiegato il motivo per cui, tali idee, potessero essere propagandate su larga scala.

Perfetti, con semplicità e chiarezza, ha puntato il dito contro tutti coloro che, in quel preciso momento storico, avrebbero dovuto prestare attenzione al testamento politico di Hitler, invece di girarsi dall’altra parte. Lo stesso Perfetti, infatti, racconta come alla diffusione capillare dell’opera, non corrispose un’attenta e critica analisi della stessa, oltre che un’adeguata lettura.

A fronte delle copie distribuite, infatti, non fecero fronte adeguate letture delle stesse, con molti personaggi dell’epoca che ricevettero tra le mani il Mein Kampf, senza però neanche aprirlo. E forse, dice Perfetti, leggerlo avrebbe messo in guardia il mondo da quello che sarebbe successo da lì a dieci anni.

Perchè Hitler, dopo aver conquistato il Reichstag nel 1933, attuò punto per punto quello che aveva ipotizzato e trascritto sul Mein Kampf, a dimostrazione che non si trattasse solamente di una folle utopia, ma di un pazzoide presagio.

Perfetti, dunque, trovandomi pienamente d’accordo, lamenta come il popolo, ma ancora prima le classi dominanti al momento della stesura del libro, non avessero drizzato le antenne a tali principi anti umanisti, riponendo in un cassetto il Men Kampf o leggendolo superficialmente, sorvolando sulle serie intenzioni del dittatore tedesco.

Il libro, riprodotto in edizione critica nella sola prima parte, di quasi 500 pagine, non è nient’altro che l’anticipazione di fatti storici, poi realmente accaduti, dei quali Hitler è stato promotore e fervido sostenitore. Con la colpevole complicità, però, di chi quelle idee non le utilizzò a mo di monito, non le lesse neanche o fece finta di prenderle sul serio, spalancando la strada ad uno dei periodi più mortiferi dell’intero genere umano.

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