Lo striminzito pareggio con il Sassuolo allontana ancora di più la Roma dalla zona Champions e, oltretutto, mette a rischio anche il traguardo minimo dell’Europa League. Nonostante i tanti assenti in casa neroverde, i giallorossi hanno mostrato limiti, principalmente psicologici, già riproposti più volte in questa stagione.

Sembra quasi che la squadra, almeno parte di essa, non segua più con acceso fervore i dettami del proprio allenatore, con il quale c’è stato l’ennesimo confronto alla ripresa degli allenamenti, a testimonianza di un clima non proprio idilliaco.

Nonostante le risposte di facciata e qualche vittoria, infatti, la Roma sempre rimasta a quella clamorosa eliminazione in coppa Italia contro lo Spezia, con tanto di sconfitta a tavolino per il clamoroso errore delle sei sostituzioni.

Dal litigio con Dzeko, passando per alcuni infortuni e la scarsa forma del Faraone, la Roma ha oramai un solo modo per strappare il pass per la prossima Champions League: vincere l’Europa League.

Ma, ad essere onesti, le premesse non annunciano nulla di così grandioso, sebbene un quarto di finale tutto da giocare contro l’Ajax.  La Roma di domenica, fragile e svagata, dovrà necessariamente cambiare passo in Europa se vorrà alimentare speranze di vittoria, magari recuperando anche qualche elemento in rosa.

La frequente adattabilità di Cristante, apprezzabile sotto l’aspetto dell’impegno ma scarsa in termini di risultati, sta accentuando i già noti problemi relativi ad un rosa corta e inadatta, oltre che incompleta.

Fonseca, da par suo, dà l’impressione di essere sempre più distante dalla squadra e dalla città, oltre che dalla società e, a meno di clamorosi ribaltoni, saluterà a fine stagione.

Ma è l’ambiente intero, interno ed esterno, che dovrà essere rivoluzionato per dare un seguito vincente alla gestione Friedkin. Gli americani, questa volta, vogliono fare le cose per bene, o almeno sembra, ma Roma non può continuare a vivere sugli allori della città Eterna e dovrà rimboccarsi le maniche per tornare ad essere grande.

Da tanti, troppi anni, non alziamo più un trofeo e questo, inevitabilmente, non può mai essere frutto del caso o della sfortuna.

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