Conte, quel dire e non dire che ci mette nei guai…

 

Parto da un presupposto: chiaro, netto ed inequivocabile. Perchè non voglio essere né frainteso né tirato per la giacchetta da una o l’altra fazione politica.

Oggi, la classe politica italiana, sia essa di destra che piuttosto di sinistra, è totalmente inadeguata e moralmente non meritevole di guidare un paese in un momento di così grande difficoltà.

A due mesi di distanza dal lockdown non si intravedono all’orizzonte né misure sostanziali di sostegno ad imprese e cittadini, né reali messaggi di speranza che possano far propendere per un futuro migliore.

Come sempre è un’accozzaglia di litigi, urla, frasi dette e non dette, becere campagne elettorali e proclami non rispettati. La solita politica nazionale italiana, insomma, quella di sempre, anche nel momento in cui avrebbe avuto la possibilità di riscattarsi e riguadagnare consensi nel popolo italiano.

Invece no, siamo come sempre fermi al palo e mentre il popolo soffre, qualcuno fa orecchie da mercante.

E il discorso, l’ennesimo, del presidente Giuseppe Conte (presidente volutamente in minuscolo), tenuto ieri sera, conferma queste ipotesi.

Si prolunga un decreto, si tengono fermi in casa alcune categorie e alcune no, si continua a combattere un virus senza un minimo di lungimiranza.

Fermo restando, infatti, la necessità di tali decisioni, che non sta a me confutare non essendo un virologo, resta l’assoluta incapacità di gestire il qui ed ora, oltre al futuro.

Non si ravvedono misure concrete, non propagandistiche e reali per evitare che il paese fallisca. Perchè un paese malato, come ora, guarisce. Ma un Paese fallito, in futuro, non rinascerà.

Non possono essere seicento miseri euro a sostenere i sacrifici di milioni di italiani, a maggior ragione non concessi, concessi in ritardo o solo ad alcuni.

Non si possono chiudere attività ed aziende senza preoccuparsi di come fare in modo che, nei mesi di stop e in quelli immediatamente successivi, ci si possa rialzare senza soccombere.

E il discorso di ieri sera, amici miei, è assolutamente un bluff elettorale. E’ stato tutto un vedremo, studieremo, valuteremo; si è chiesto scusa per i soldi non arrivati ma, nel frattempo, lor signori il lauto stipendio lo percepiscono ugualmente mentre noi moriamo di fame.

Un paese civile, moderno, attento al popolo e custode del suo benessere, avrebbe subito preso dei provvedimenti.

Utenze bloccate, tasse annullate per tutto il 2020 e immissione di liquidità per ogni famiglia e impresa, ben oltre la presa in giro dei seicento euro.

Un paese normale, del 2020, avrebbe approfittato per rivoluzionare finalmente un sistema fiscale cravattaro. Avrebbe approfittato per togliere tasse inutili come Imu, Bollo auto e canone Rai. Avrebbe approfittato per annullare, definitivamente, vitalizi e privilegi che affossano ogni giorno il Bel Paese. E, infine, avrebbe sospeso gli stipendi milionari dei politici nazionali fino ad avvenuta ripresa, destinando i fondi al popolo.

Invece, oggi, siamo ancora qui a lacerarci il fegato per delle immonde politiche egoistiche che guardano ai pochi e se ne fregano dei tanti. Se ne fregano dei fallimenti, delle problematiche, delle paure e delle ansie. Se ne fregano dei pensieri ricorrenti, delle notti insonne, della voglia di mollare tutto.

Io, però, non concedo loro la soddisfazione di smettere di lottare. Perchè, io, sono fieramente italiano e orgoglioso di esserlo ogni giorno.

Mentre loro, ogni giorno, devono vergognarsi di essere lì.

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